
🎧 Ascolta il Messaggio dalla voce de La Jardinera
Miei cari semi,
Oggi è una storia d'amore bella, bella, bella.
È dedicata a tutti e a tutte, specialmente alle donne, perché abbiamo quella debolezza di innamorarci, di essere romantiche. Non voglio dire che gli uomini non lo siano. Ce ne sono molti che hanno una sensibilità straordinaria e che sono molto romantici, molto, molto, molto. Quindi è dedicata a tutti.
In un paese molto lontano, uno di quei paesi daMille e una notte, c'era un castello meraviglioso, con tende di seta, colorate, grandi mazzi di fiori, roseti ovunque, perfino pavoni che passeggiavano nel grande giardino, alberi enormi, era bellissimo.
C'era un grande laghetto, c'erano dei cigni, era una meraviglia.
Il re che vi abitava si innamorò, ma si innamorò perdutamente di una damigella. Una damigella che era al suo servizio, una damigella.
La vide passare mentre si trovavano nei giardini e rimase paralizzato alla vista di quella ragazza. Aveva una bellezza straordinaria. Era vestita come tutti i servitori, come tutti gli schiavi. Semplice, ma era la sua bellezza interiore quella che brillava. Aveva qualcosa di speciale, brillava tantissimo. I suoi occhi erano meravigliosi, i suoi capelli, tutta lei. Era come se fosse una fata che camminava senza toccare terra.
Il re domandò:
— Chi è lei?
— È una damigella, Maestà.
— Per favore, andate a prenderla. Desidero sposarla.
— Bene, Maestà, i vostri desideri sono ordini.
Allora andarono a cercare la damigella, la portarono a palazzo, la condussero prima in un bagno dove facevano sempre il bagno le principesse e le regine. La lavarono, le fecero un bagno con acqua di rose, le misero profumi e la vestirono meravigliosamente bene. Poi la presentarono al re.
E il re le disse:
«Sono così innamorato di te che desidero sposarti e che tu diventi mia moglie.»
Lei lo guardò, abbassò lo sguardo e non disse nulla. Gli sorrise, e lui era l'uomo più felice del mondo.
Ordinò allora a tutta la sua servitù di preparare le nozze, il castello, di preparare ogni cosa, di mandare gli inviti.
Ma il giorno seguente questa ragazza così bella, la sposa, si ammalò. La portarono immediatamente nella sua stanza, chiamarono tutti gli specialisti, i medici, tutti i più famosi c, tutto, tutto.
Beh, il re aveva il meglio del meglio. Chiamarono i migliori specialisti provenienti da tutti i paesi stranieri, da tutte le nazioni, e nessuno riusciva a capire che cosa avesse quella ragazza. Non riuscivano a trovare la sua malattia. Le fecero di tutto: visite, esami, analisi. Le diedero medicine. Niente, niente riusciva a guarirla. Niente, niente. E la ragazza peggiorava ogni giorno, ogni giorno.
Allora il re era disperato, perché era l'amore della sua vita, era l'amore della sua vita. Lui viveva per poter sposare quella ragazza che aveva qualcosa di speciale.
E la ragazza non parlava e ogni giorno peggiorava sempre di più.
Uno dei ministri del re gli disse:
«Maestà, perché non fate chiamare uno psicologo, un filosofo, un saggio, per vedere? Forse lui potrà trovare la causa.»
Allora il re disse:
«È una buona idea. Andate a cercarlo.»
Così trovarono l'uomo più erudito che ci fosse nel paese e lo condussero a palazzo. Questo erudito era un saggio molto conosciuto, molto conosciuto. Aveva una grande scuola e disse:
«Maestà, mi permettete di parlare da solo con lei?»
Perché i medici dicevano:
«Noi abbiamo molta paura. Se non siamo riusciti a guarirla noi, nessun altro medico verrà, nessun altro avrà il coraggio di venire. Se noi siamo i migliori e non siamo riusciti a trovare la malattia che ha, è impossibile.»
Allora questo saggio disse:
«Maestà, permettetemelo. Entrerò e parlerò con lei.»
Disse:
«Ma, per favore, da solo.»
E il re disse:
«Lasciatelo solo.»
Entrò e rimase con lei per molto tempo.
Il re era impaziente e diceva:
«Magari riesca a trovare la sua malattia, magari.»
Quando finalmente si aprì la porta della stanza della damigella, il saggio guardò Sua Maestà e gli disse:
«Maestà, ora conosco la sua malattia.»
«Ah!», disse il re. «Finalmente potrò sposarmi e finalmente saremo felici.»
E il saggio gli disse:
«Maestà, la guarigione di questa ragazza sarà la sua gioia. Lei guarirà, starà bene e sarà salva, ma sarà anche il vostro dolore, e vi farà soffrire così tanto che non saprete che cosa fare. La sua felicità sarà compiuta, e voi proverete un grande dolore e non potrete fare nulla.»
Allora il re rispose subito:
«Per favore, per favore, voglio sapere quale sia la sua malattia. Farò qualunque cosa. Darò metà del mio regno, metà delle mie proprietà, darò tutto ciò che sarà necessario, ma voglio salvarla.»
Allora il saggio gli disse:
«Bene, è arrivato il momento di dirvi quale sia la sua malattia. La malattia della vostra serva, della damigella, è semplicemente questa: dovete lasciarla uscire dal castello, dal palazzo, perché ha un fidanzato ed è innamorata di un vostro servitore che è al vostro servizio. Per questo sta morendo. Preferisce morire piuttosto che essere infedele al suo amore.»
Allora il re disse:
«Non può essere, non può essere. Io posso ottenere tutto, posso avere tutto, posso comandare, posso fare tutto.»
E allora il saggio gli disse:
«Maestà, il dolore che proverete è la salvezza della damigella.»
Il re rimase pensieroso.
Poi disse, piangendo:
«Che sia così. Le concedo il permesso di andarsene e di realizzare la sua felicità.»
Alla ragazza dissero:
«Sei libera. Quando starai bene, potrai uscire da qui e vivere la tua vita con la persona che desideri. Non preoccuparti, sei libera.»
La damigella guarì immediatamente, uscì dal palazzo e finalmente fu felice, molto felice.
Anche il suo amato era malato, ma in silenzio.
Così il re dovette cominciare a cercarsi un'altra sposa.
Ma la morale di questa storia è l'esempio che ci dà il re: quando l'amore è vero, sei disposto a sacrificarti e a dare tutto per quella persona.
Perché ami senza condizioni.
Perché l'amore non è possedere.
L'amore non deve essere posseduto. La persona che è possessiva e che vuole possedere l'amore, lo perderà.
E il re comprese che, per lui, possedere tutto ciò che desiderava non gli costava nulla.
Ma quello non è amore.
Il vero amore era il sacrificio.
Era compiere la Missione che lui aveva: lasciare che quella persona vivesse la sua vita, e lui vivere il sacrificio.
Miei semi, se siete gelosi, per favore, mettete da parte la gelosia, mettete da parte l'invidia nei confronti dei vostri fidanzati, dei vostri mariti.
No.
Abbiate fiducia.
Ora, se non vi sono fedeli, voltatevi e andatevene, perché non vi amano, che sia una donna o che sia un uomo.
La cosa più importante è quando lasciate tutto affinché la persona amata possa essere felice.
L'amore non è possedere.
L'amore non è possesso.
E tutti noi lo abbiamo creduto.
Davvero, miei semi, quando siamo innamorati vogliamo possedere la persona.
«È mio marito.»
«È il mio fidanzato.»
«È mia moglie.»
«È la mia fidanzata.»
«È il mio compagno.»
«È la mia compagna.»
No.
L'amore deve essere libero per poter amare, per poter vivere in due ed essere felici.
E bisogna saper dialogare, affinché uno si faccia piccolo e l'altro possa crescere.
E quando arriverà il turno di chi è grande, che dia spazio a chi è piccolo.
Saper stare dietro perché l'altro possa stare davanti, e viceversa.
Questo è il vero amore.
E quando l'amore se ne va, non bisogna continuare con la commedia o con il teatro, ma parlarne.
Oggi non si dà più valore all'amore.
L'amore è sacrificio.
L'amore è fatto di tante lacrime.
Ma l'amore è così bello, l'amore è così bello.
Per questo Servidora vi dirà sempre che il vero amore è l'amicizia.
Perché l'amicizia, quando la doni con il cuore e sinceramente, è per tutta la vita e non chiedi nulla in cambio a un amico o a un'amica.
E quando chiedi un favore, te lo fa, ma non ti dice:
«Dammi tanto.»
E quando quell'amico o quell'amica ha bisogno, lo chiede a te e anche tu non gli chiedi nulla in cambio.
Questo è il vero amore.
Per questo questa storia è così bella e così meravigliosa, perché ci dà una lezione.
Non bisogna possedere.
Il possesso è ciò che ci fa perdere il vero amore, che sia per un albero, per una casa, per i beni, che sia per le persone.
No.
Il possesso è il controllo. E il controllo, quando ce ne andiamo da questo mondo, non possiamo portarlo con noi.
Amiamo qui e ora. Diamo il meglio di noi stessi, perché quel raccolto lo raccoglieremo.
Lasciamo andare i possessi.
Ciò di cui abbiamo bisogno è vivere bene, sì, amare. Ma si possono amare profondamente anche gli alberi, le piante, gli animali, le pietre.
La vita è così bella. E tutto contiene amore.
Perché senza amore nulla cresce e nulla vive.
Questo è il vero Insegnamento che ci è stato trasmesso duemila anni fa, duemila anni fa.
E noi continuiamo a custodirlo ancora oggi.
Perciò vivete felici. Godetevi i momenti belli. Vivete in pienezza, che è la cosa più bella.
Sorridete. Che il vostro cuore si riempia di gioia, di sorrisi e di amore.
E parlando d'amore,
con tutto il mio amore,
La Jardinera