June 11, 2026

Il segreto: l'amore

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🎧 Ascolta il Messaggio dalla voce de La Jardinera

Gli uccelli sono i primi a svegliarsi. Quando il sole sta per sorgere, già si svegliano e cantano. E allora chiamano i loro pulcini e dicono: "Preparatevi che andiamo a predisporre la colazione", cioè il cibo per tutto il giorno.

Passano tutta la giornata a volare, cercando zanzare, vermetti e tutto, tutto ciò che vola è cibo per loro, mangiano anche frutti, frutti selvatici e in questa occasione e in questo luogo, anche frutti coltivati.

E quando arriva il tramonto, cominciano, ora si può dire che verso le sette, cominciano a dire: "Dobbiamo andare al nido, dobbiamo riposare e mangiare il più possibile, perché tutta la notte non ci muoveremo e dobbiamo riposare, dormire per domani mattina".

E così è, ogni pulcino, ogni figlio e ogni bebè riconosce il proprio nido, ma più che riconoscere il nido è il canto dei genitori, il canto dei genitori, quel piu-piu e ognuno è diverso. E lì i figli continuavano ad andare verso il nido.

Volevo dirvi che un uccello mangia al giorno il suo peso, quello che pesa un uccello se lo mangia con zanzare, mosche, falene, tutto ciò che vola, e anche vermetti. Devono mangiare piccolissimi sassolini che si trovano nelle erbe, nei campi o nel prato.

Ci sono sassolini piccolissimi e vi dirò perché li mangiano.

È obbligatorio mangiare questi sassolini affinché il loro stomaco possa digerire ciò che mangia: l'erba, la frutta e anche le zanzare. È lo stesso per ogni uccello, per esempio, le galline, i piccioni, devono mangiare anche minerale.

Devono mangiare dei sassetti piccolini e nello stomaco questo li aiuta a digerire meglio, perché ci sono molti alimenti che a volte sono scaduti, non quelli dei negozi come noi, ma quelli che trovano o che hanno erbicida, o che sono stati toccati da un altro animale o sono infetti.

E quei sassetti servono loro come minerale e antidoto, è molto curioso, ma è così. E un uccello mangia la quantità di cibo che pesa, è interessante saperlo per tutti i giovani o per chi non lo ha letto o studiato.

Mi piace, sono molto curiosa e trasmettere significa condividere, non tenere per noi ciò che sappiamo. Io so poche cose, ma quelle poche che so mi piace condividerle perché arricchiscono e mi arricchiscono, per questo vi dico, tutto ciò che si conserva si perde, condividerlo è straordinario.

Vi parlerò un giorno delle scimmie, le scimmie scelgono un albero, diversi al giorno, ma ce n'è uno in particolare che è velenoso, ma velenoso per l'uomo, per loro è tossico e sanno che devono mangiare alcune foglie per poter digerire le altre foglie che mangiano dagli alberi, perché altrimenti avrebbero indigestione, flatulenze e starebbero male e morirebbero.

È molto interessante la vita del nostro Pianeta e la vita dell'Universo, questo si chiama voler contemplare il tempo, voler conoscere il tempo, voler conoscere la vita. Ma questo è solo un piccolo dettaglio che condivido con voi, con voi, miei semi.

Miei cari semi,

In un paese che qui si chiama La Provence, La Provincia, è un paese vicino al mare, c’è molto sole e ci sono immensi campi seminati a lavanda, girasoli, garofani, ma i garofani che chiamiamo Clavellinas, sono profumati, sono i garofani antichi che hanno un profumo incredibile.

In Provenza ci sono paesini che hanno conservato il loro aspetto tipico, come il paese di sempre che si trova in tutti i posti e in tutti i paesi.

Paesini dove vivono i contadini, la gente dei villaggi, così belli e con una pace e una tranquillità incredibili. In uno di quei paesi viveva un pittore, un pittore molto famoso, molto famoso, potrei dirvi Velázquez, Goya, Picasso, Dalí, perché siamo da queste parti, Watteau, tanti, Monet, tanti pittori, ma quello era speciale.

Faceva dei quadri che sembravano vivi, era già abbastanza anziano e per questo continuava a vivere nel suo paese, perché non cercava né il successo né la gloria, semplicemente voleva trasmettere affinché la gente comprasse le sue opere se gli piacevano.

Nelle grandi città si parlava molto di quel pittore. E un giorno un giovane pittore di una grande città volle andare a conoscerlo, prese l'aereo e arrivò il più vicino possibile a questo paesino, arrivò al paese e chiese: “Dove vive il pittore?”

E gli dissero: “Vai in quella casa, alla fine del paese, ci sono degli alberi, è una casetta piccola, lì lo troverai.”

In effetti, là era seduto davanti alla sua porta, soffiava un vento fresco e lui stava davanti con una tazza di tè.

Il giovane arrivò, lo salutò rispettosamente e disse:

“Buongiorno, maestro.”

“Buongiorno.”

“Sono venuto apposta per farmi insegnare il suo segreto per dipingere. Voglio imparare la sua pittura, ha un segreto e sono venuto per farmelo trasmettere.”

Il pittore lo guardò e in effetti quel giovane gli piacque e gli disse: «Con molto piacere ti trasmetterò il mio segreto, quando vuoi possiamo cominciare.»

Il giovane saltò di gioia e disse: «Finalmente avrò il segreto!»

Allora si sedette accanto al pittore e il pittore prese il suo pennello e gli disse: «Ecco, qui hai il mio pennello, immergilo, e qui hai il cartoncino, cioè una tela dove puoi dipingere.»

Il giovane prese il pennello, lo immerse dove gli era stato detto e cominciò a dipingere.

Sorpresa! Sono venuti scarabocchi, cioè, niente, una cosa, non si poteva né leggere, né vedere, né capire.

E lui gli disse: “Maestro, questo non è pittura. Perché non mi dice il suo segreto? E per di più mi ha dato il pennello più vecchio che ha. E non ha setole.” Le setole sono i peli del pennello.

“È un pennello che è rotto, ne ha pochissime.”

E allora il maestro, sorridendo, gli disse: “Prestamelo, per favore.”

Gli diede il vecchio pennello che lui usava, lo immerse nel suo inchiostro, prese un altro tessuto, fece una linea, ¡rasch! Rapidissimo, rapidissimo, rapidissimo. E il giovane lo guardò a bocca aperta e disse:

“Non ci credo, non può essere, ha barato, maestro.”

Il maestro disse molto lentamente: “No, cosa vedi?”

“Maestro, vedo un bambù che si muove, vedo un bambù come se il vento lo stesse muovendo, si sta piegando e questo è dritto e qui si sta muovendo. È uno spettacolo! È vivo!”

Il maestro lo guardò e sorrise, aspettò un momento e gli disse: “Ti invito a una tazza di tè, bevila con calma, bevila con piacere, bevila allegramente, bevila con speranza, bevila.”

Il ragazzo, venuto dalla città per conoscere il segreto, si sedette.

Miei amati e cari semi, il segreto non esiste.

La morale della storia è: non guardare mai lo strumento, non apprezzare le nuove tecniche, i nuovi strumenti, i nuovi metodi artificiali, elettronici, come vuoi chiamarli.

C'è solo un segreto: quello dell'amore.

E da dove viene quello dell'amore? Deve venire solo dal cuore.

Allora gli disse: “quando vuoi sapere un segreto, apri il tuo cuore e lascia che la tua mano ti guidi e ti porti a creare qualcosa che ti parli, con cui tu possa comunicare con ciò che la tua mano ha disegnato.”

“Perciò i miei dipinti vengono a cercarli, perché bisogna farlo con l’amore del cuore. Nessuno strumento è migliore di ciò che tu darai di te stesso, questo è il segreto. Dai ciò che hai dentro di te e la vita uscirà sul tela, sulla carta, sul muro, dove vuoi dipingere, lì darai quell’amore che sarà vita.”

Con tutto il mio amore,

La Jardinera

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