
🎧 Ascolta il Messaggio dalla voce de La Jardinera
In un paese molto lontano miei cari semi, viveva un anziano e nel villaggio lo temevano.
E sempre, quando usciva in strada, usciva con il muso, arrabbiato, non lo vedevano mai sorridere e quando i vicini lo salutavano avevano paura della risposta, i bambini si spaventavano e correvano via; e l’anziano usciva da casa sua, andava in giardino, lavorava, andava a casa, nella sua casa non c’era rumore, appena delle finestre, non entrava il sole e lui sempre con un viso cattivo, sempre un viso rabbioso, da arrabbiato e il villaggio diceva:
"Cosa avrà? Cosa avrà quest’uomo? Cosa mai gli succede? Perché non entra nessuno a casa sua? Perché non si è sposato? Perché non ha amici? Perché…?”
Come in tutte le famiglie, nessuno spettegola, ma a tutti piace il pettegolezzo, o il chiacchiericcio, a nessuno piace, ma tutti ne sono coinvolti, e naturalmente, li incuriosiva..
E i bambini avevano molta paura. |Attenti, arriva il brontolone!» Così lo chiamavano. «Arriva il brontolone, arriva il brontolone!» E così arrivò fino ai novant'anni.
Ai novanta anni l’anziano aprì la porta, le piccole finestre aperte a due a due, la sua porta, la sua casa. Accese tutte le luci, prima non le accendeva mai, uscì cantando, ridendo e per la prima volta, quelli che avevano la sua età videro che aveva un sorriso da un orecchio all’altro.
Gli si avvicinarono, videro casa sua, la guardarono!
E tutti curiosi, a vedere cosa c’era dentro, a vedere cosa era successo, a vedere cosa aveva. Quell’uomo, cosa gli era successo? Uno dei più anziani, pensava fosse suo amico, ma siccome il brontolone non parlava mai con nessuno, si fece coraggio e gli disse: «Buongiorno, potremmo sapere perché sorridi e perché c’è questo cambiamento in te? Ti abbiamo visto per tutta la vita triste, amaro, rabbioso, mai felice, mai salutando».
Quindi con molta calma gli disse: "Ieri avevo ottantanove anni e mi sono fermato a pensare alla mia casa e l’ho guardata, la mia casa è cupa, i mobili sono brutti, vecchi, non c’è musica, non c’è luce, non c’è nessuno. Ho vissuto da solo, ma da quando sono nato ho cercato la felicità e la felicità non l’ho trovata e ho fatto tutto il possibile per trovare questa felicità.
Sono andato fuori, ho lavorato, sono venuto a casa, ma non ho trovato la felicità.
E oggi che ho novant’anni ho compreso, per la prima volta in vita mia, che la felicità la portiamo dentro.
Che se vogliamo essere felici dobbiamo cominciare da noi stessi. E se siamo felici trasmetterla questa felicità e mi sono reso conto, a novant’anni, che la felicità non si può cercare fuori se non la porti dentro.
Per questo sono felice, a partire da adesso, vi saluterò, entrate a casa mia, mangerete, vi inviterò, rideremo e vivremo."
Il villaggio restò attonito, sorpreso e gli disse: “hai novant’anni.”
“Si!, e sono felice per la prima volta nella mia vita! Un giorno conta di più di cent’anni. Così vivrò per ciò che mi resta della mia vita. Ma non starò mai più solo, la mia casa è aperta, venite quando volete. E condividerò con voi ciò che ho e quello che non ho lo andrò a cercare. Sono felice, ma ho aspettato novant’ anni perché ho cercato la felicità e ai novant'anni mi sono reso conto che la felicità non esiste fuori, ma dentro.
E che la felicità ti arriva quando sei felice, non quando sei triste, non quando hai invidia, non quando hai gelosie, non quando sei arrivista, non quando vuoi eliminare gli altri, non quando vuoi vendicarti, non quando vuoi essere l’unico o la unica, non quando credi di essere superiore agli altri.
No, la felicità è condividere ed essere felici.
Miei semi, non aspettate i novant’anni, perché non saremo tutti attorno a voi, per favore, per favore.
Siate felici a partire da adesso!, a partire da adesso!
Offritevi una Coca-Cola, una bottiglia di champagne, se volete dei fagioli, delle "popusas"! Offritevi ciò che desiderate, pane con del prosciutto, così buono e saporito e siate felici.
Questa è la felicità!
Con tutto il mio amore,
La Jardinera